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Meditazione

Ho fatto la mia prima meditazione. Ora so cosa significa questa parola. Chi di noi non ha un amico/a che un giorno fisso della settimana non può uscire perché deve andare a meditazione? Io personalmente l’avevo sempre scampata, però quello che mi chiedevo era: ma su cosa meditano? E perché devono farlo insieme?

Ieri ero a un ritrovo in casa di un amico dove si parlava di percorsi di crescita spirituale (lo scrivo, ma non so bene cosa significa, però suona bene!), uno degli argomenti era il silenzio, il vuoto, come fermare per un attimo la macchina dei pensieri nel nostro cervello. Io non mi aspettavo che si facesse una meditazione e quando la cosa è partita ero un po’ terrorizzata: oddio e adesso??? Abbiamo abbassato le luci, ci siamo messi comodi senza incorciare braccia e gambe, e poi la persona che guidava  ci ha detto di respirare: inspirare ed espirare lentamente fino ad arrivare a pensare solo al nostro respiro.

Cavoli, ho pensato, ma questo è l’esercizio di respirazione che dovrei fare tutti i giorni per il mio corso di apnea! Bene, allora: respirare col diaframma…inspirare mettendoci un sacco di tempo…bene ragazzi, basta. Come basta? Io dovrei andare avanti almeno altri dieci minuti!!! Ma questa è la meditazione? Ma va!

Meditare significa: allenarsi per fare apnea!

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Antropologia

Mi chiedo: quanti di voi conoscono la mazurka ciularina? Io vivevo nella mia beata ignoranza, ma ieri sera ho aperto gli occhi e mi sono trovata davanti alla rivelazione!

Vivere in una città come Milano, Roma o Torino non rende consapevoli della realtà del Paese. Esiste tutto un mondo concentrato nei paesi o nei piccoli centri di cui noi cittadini siamo del tutto inconsapevoli.  Per fortuna mi sto applicando per colmare questa lacuna. E con questo spirito, direi di approfondimento antropologico, ieri ho partecipato a una cena paesana di carnevale. La location era il salone dell’oratorio allestito con lunghe tavolate, un angolo dedicato all’impianto audio, e uno spazio in fondo alla sala lasciato libero uso palcoscenico. I commensali erano famiglie con bambini o con adolescenti imbronciati e allegre coppie di mezz’età. Erano presenti le maschere tradizionali, il sindaco, e il presidente del comitato organizzatore. Ad animare la serata una donna bionda molto vivace, con un forte accento piemontese. Va tutto bene fino al caffè, quando irrompe sulla scena la showgirl, truccata e vestita da donna di mezz’età, che inizia uno spettacolo caratterizzato da doppi sensi e pesanti battute a sfondo sessuale che fanno sbellicare dalle risa tutta la sala. La mazurka ciularina culmina il tutto.

E’ stata un’esperienza interessante che mi ha fatto riflettere divario tra città e campagna, forse mai del tutto superato.

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Ospedale

Il pronto soccorso sta diventando la nostra seconda casa. Anche la scorsa settimana abbiamo vinto una nottata all’ospedale. Ci siamo rimasti dalle 21 alle 2,30 del mattino, una buona media.

Non è stata una brutta esperienza, sembrava di essere al bar. Prima abbiamo incontrato un vecchio conoscente di Max: accompagnava la fidanzata che si era slogata la caviglia sul ghiaccio. Poi vediamo arrivare una coppia anziana che vive al quarto piano della nostra casa. Lui soffriva di un attacco di diverticolite. Ne abbiamo subito approfittato per ingannare l’attesa discutendo di temi come: l’utilizzo delle cantine e le spese del riscaldamento.

Finalmente arriva il mio turno. Dopo un primo esame vengo spedita in radiologia. Significa attarversare corridoi poco illuminati, silenziosi e deserti per raggiungere il lato opposto dell’edificio. Mi sembrava di essere la protagonista di un film horror. Il film è diventato una commedia comica quando un attimo prima di attivare i raggi X la dottoressa mi chiede se sono incinta. Al mio sguardo stralunato mi spedisce a fare il test. Di natura ottimista penso che in cinque minuti sarò di ritorno, infatti ci vuole un minuto per fare il test dell urine. Errore. Per darmi l’esito ci mettono più di un’ora, così quando torno in radiologia sono così stanca che quasi mi abbiocco in sala d’aspetto.

Finalmente verso le tre rientriamo a casa. La coppia anziana era ancora là, chissà che ora hanno fatto.

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Scorte

Questo freddo sta congelando anche le scorte alimentari.

Dopo le agognate vacanze mi sono trovata costretta a riempire di nuovo il frigo. Durante il viaggio in Francia ci siamo nutriti con le 24 rolatine che mia suocera mi aveva messo nel freezer del camper, insieme a formaggi e salumi vari. Praticamente in 7 giorni non abbiamo mai dovuto fare la spesa. Lo scorso fine settimana poi siamo andati alla GiocaCarpi 2009, e ci siamo nutriti a panini e gnocco fritto. Come potete capire era urgente ristabilire un equilibrio!

Armati di buona volontà lunedì sera andiamo in un nuovo supermercato, enorme. Troviamo tutto quello che ci serve tranne il lievito di birra in formato da 25 grammi. Non c’era molta scelta e nessuno aveva riempito i buchi nei banchi, ma non importa, la spesa era fatta.

Il giorno dopo mando mio marito in missione al super sotto casa. Ritorna dopo poco scuro in volto: il lievito di birra era esaurito, così come latte, formaggi, e altri alimenti. Era come, mi dice, se la gente avesse fatto scorte per un mese.

Sarà la crisi?

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La sfida

Partire… dipende, se uno ci riesce o non ci riesce.

Noi il 26 dicembre eravamo carichi di buone intenzioni, ma la neve caduta nella notte ci ha consigliato di rimandare. Raggiungiamo il paese di montagna dove abita Poldo il camper solo il 27, ma siamo allegri: le vacanze a zonzo per la Francia sono vicine!

E’ un’allegria che dura solo poche ore: Poldo non parte. La temperatura in quelle valli è scesa a meno dieci e il gasolio si è trasformato in gelatina. Chiamiamo il meccanico che può venire solo lunedì, il 29. Non ci rassegniamo e il giorno dopo tentiamo di far partire il mezzo con tutti i trucchi e i sistemi infallibili che ci vengono in mente. Mancava solo che accendessimo un falò tra le sue ruote. Tutto inutile. In più il tempo sta peggiorando e in serata è prevista neve. Questo significa che anche se si riesce a farlo partire sarà poi impossibile spostarlo per portarlo a valle.

La depressione aleggia sulle nostre teste, io già mi vedo tornare in città a passare un capodanno chiusa in casa.

Lunedì la strada è imbiancata, ma il meccanico riesce ad arrivare. Armato di pistola termica scalda i tubi finché… Poldo parla! Nel frattempo la neve sulla strada si è sciolta e dopo pranzo riusciamo a portarlo in paese dove andiamo a fare rifornimento. E qui ci accorgiamo di un altro problema: Poldo non vede da un’occhio! Abbattuti ci dirigiamo dal meccanico che quando ci vede si mette a ridere.

Sostituito il faro sono ormai le 17. Ci guardiamo negli occhi, incrociamo le dita e mettiamo la prima! Alle 21 siamo in Francia e finalmente è vacanza!

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Viaggiare

E’ Natale, è tempo di regali.

Ed eccomi a girare per la città tra mezzi pubblici strapieni e un’acqua impietosa. Che fatica il Natale! Non vedo l’ora di essere qui sopra e di fuggire per qualche giorno!

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Del vestire

Mai andare a prendersi un paio di pantaloni una volta superati trenta, anzi diciamo: una volta superati i 38.

Entri nel negozio carica di buone speranze e incontri una commessa molto gentile e volenterosa. Ti mostra tutti i modelli presenti in negozio e ti invita a provarli. Cavoli sei lì apposta! Hai dovuto buttare a malincuore gli amati pantaloni invernali e ora non hai scelta: devi comprartene uno o, meglio, due paia. A questo punto lei ti pone la domanda fatale:

“Che taglia porta?”

Bho… 46 per non sbagliare…mannò signora, cosa dice! Vabbè facciamo che le do’ da provare anche la 44 e vediamo quale le sta meglio. E così entri in camerino già un po’ abbattuta perché non conosci le tue misure, o meglio: le ignori volutamente. Non importa, ti dici, adesso mi provo i pantaloni e vedrai come mi staranno bene! Cominci a spogliarti e stai già sudando, indossi il primo paio. Di vita sono larghi. Vita, diciamo di fianchi perché adesso è praticamente impossibile trovare dei pantaloni che arrivino alla pancia. Quasi contenta ti volti verso lo specchio e lì il dramma. Sembri una nana travestita da uomo: bassa, con la vita stretta e un culo enorme. Cerchi di riprenderti dallo schok ed esci dal camerino per mostrare alla commessa che quella è proprio la tua taglia. Ma glielo leggi negli occhi: con quel culo sei fortunata ad avere trovato marito. Consideri rapidamente l’ipotesi di non indossare mai più un paio di pantaloni, ma ti rendi conto che non è possibile. Dovrai arrivare fino in fondo. E il culmine lo tocchi provandoti un paio di pantaloni verde acido, un tocco di originalità che non nasconde nulla, purtroppo.

Tornando a casa mediti su una triste verità: l’era dei pantaloni sta per giungere al termine.

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Fontane

Piove, governo ladro, tanto per usare un caro buon vecchio luogo comune. Nella mia città i tombini sono entrati in sciopero. Non è un grave problema, basta guidare con attenzione per evitare di scivolare sull’acqua. Ma se non hai l’automobile? Allora questo diventa un grave problema.

Questa mattina esco munita di scarpe pesanti e ombrello, non l’ombrellino da borsetta, quello serio, grosso. Arrivo alla fermata del tram e noto che il viale davanti a me si è trasformato in un fiume dove l’acqua scorre tranquilla. Le rotaie del tram sono coperte da diversi centimetri d’acqua. Meglio però non osservarle con troppa attenzione se si vuole restare asciutti perché le automobili passando alzano vere e proprie fontane d’acqua. Sono bellissime a vedersi, ma bisogna schiacciarsi contro il vetro della pensilina per evitare di fare la doccia. Finalmente il tram arriva, mi schiaccio tra piumini umidi e ombrelli gocciolanti, cercare di restare asciutti si rivela difficile, ma non impossibile.

Al capolinea scendo, ormai la mia mente si è distratta, la pioggia quasi non la sento più e sto già rimuginando su io, il lavoro, l’universo, la vita e tutto quanto. Non noto che la gente cammina il più lontano possibile dal bordo del marciapiede e seguo meccanicamente il percorso di tutte le mattine. Errore. Sono quasi arrivata alla fermata del mio secondo tram mattutino quando vengo letteralmente lavata da un auto esuberante. Cosa devo fare, incazzarmi? Guardo sconsolata il mio piumino gocciolante e i jeans fradici. Dovrò tenermeli addosso finché non si asciugano. Speriamo che il riscaldamento in ufficio funzioni.

Se nevicava era meglio.

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Elezioni

E così è capitato anche a me: ho fatto la scrutatrice! Ho prima contato un mare di foglietti di carta e poi li ho aperti. Per fortuna che non dovevo trascrivere tutto. Veramente ero andata all’assemblea per votare, visto che non ho fatto in tempo a iscrivermi a questa associazione che si è dimesso tutto il consiglio direttivo, probi viri e revisori dei conti. Ero curiosa, volevo vedere, capire. Quando sono stata lì ho scoperto che metà dei partecipanti erano i dimissionari e l’altra metà erano i nuovi candidati. E così io e altre due ragazze siamo state reclutate nel seggio!

E’ stata un’esperienza divertente, ora mi chiedo che altro succederà.

Quadri

Sono stata alla mostra dedicata a Magritte a Palazzo Reale a Milano.  Pensavo si trattasse di una mostra istituzionale, con pochi quadri, giusto per, invece vale la pena. Ci sono molte opere che vengono da collezioni private e sui muri ci sono i pensieri del pittore che aiutano a comprendere il suo rapporto con la natura e come intende il legame tra parola e immagine.

Se passate da Milano la potete visitare fino al 29 marzo. Portatevi tutte le tessere che avete: della Fnac, Feltrinelli, Coop, ecc. perché valgono per avere uno sconto di un paio di euro sul biglietto.

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