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quotidianità

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I viaggi in treno sono sempre un avventura. Non sempre sai quando parti e puoi solo sperare di arrivare. Se poi sei pendolare diventi una categoria a rischio di esaurimento nervoso cronico.

Adesso il problema non sono solo i treni, ma le stazioni. Per motivi imperscrutabili, forse per allinearsi con le catastrofi previste nel 2012, diverse città hanno deciso di modificarle o di chiuderle.

Risultato: ecco la nostra intrepida viaggiatrice che si avventura per raggiungere i nuovissimi binari interrati della stazione della sua città, una stazione che è sempre stata secondaria, ma che piano piano sta diventando quella principale, mentre l’imponente Porta Nuova verrà chiusa e adibita a museo.

Primo ostacolo: la maggior parte dei mezzi pubblici, metropolitana compresa, ti portano davanti all’entrata principale della stazione, ma i binari sotterranei si raggiungono comodamente dal retro della stazione, oppure devi salire e scendere le scale e fare un’interminabile scarpinata fino al sottopassaggio. Quindi il viaggiatore deve fare il biglietto almeno venti minuti prima della partenza del treno, se non vuole perderlo.

In qualche modo si riesce a partire e finalmente si arriva a destinazione. La nostra intrepida viaggiatrice scende dal treno e si trova bloccata da un muro di persone che sta tentando di raggiungere l’uscita. Anche la stazione di arrivo, infatti, è infestata dai lavori in corso, che gioia!

Viaggiare, sì, viaggiare…

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Antenne

Certo è dura avere più di settant’anni in Piemonte nel 2009.

Pensavi di averle viste tutte, avevi la tua vita organizzata su ritmi stabiliti e di punto in bianco ti toccano nell’unica cosa che ti aiuta a far passare le giornate alla meno peggio.

La televisione è morta nelle case di decine di persone e se ne parla solo nelle edizioni locali dei giornali. Si vuole stendere un velo di silenzio sul fatto che siamo partiti col digitale terrestre senza essere preparati. Nella stessa Torino, in molti, nonostante siano regolarmente dotati di decoder, vedono poco o nulla. Ed è una cosa estremamente irritante perché la televisione dovrebbe essere un servizio pubblico.

Lo è, e per usufruirne bisogna pagare trenta euro per procurarsi un decoder e poi sperare che l’antenna funzioni e il ripetitore faccia il suo lavoro. Altrimenti niente servizio pubblico.

Ma dei soldi del canone che cosa se ne faranno secondo voi?

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La mia nonnina ha compiuto 100 anni, una bella età!!!

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Convivenza

E così è iniziata la convivenza tra Toto il Bassotto, il Gattino, io e Max.

Questo è un momento di tranquillità, in genere, Toto, età dieci settimane, corre e salta in continuazione per attirare l’attenzione, mentre il Gattino lo cura dall’alto. Il felino merita un premio per la pazienza perché Toto, cane intrepido, gli abbaia aggressivo, tanto per mettere in chiaro che l’essere femminile presente in casa, cioè io, è di sua esclusiva proprietà.

Siamo in attesa della fine delle ostilità, di Toto più che altro.

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Toto

Ed ecco a voi Toto la new entry in famiglia!

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Meditazione

Ho fatto la mia prima meditazione. Ora so cosa significa questa parola. Chi di noi non ha un amico/a che un giorno fisso della settimana non può uscire perché deve andare a meditazione? Io personalmente l’avevo sempre scampata, però quello che mi chiedevo era: ma su cosa meditano? E perché devono farlo insieme?

Ieri ero a un ritrovo in casa di un amico dove si parlava di percorsi di crescita spirituale (lo scrivo, ma non so bene cosa significa, però suona bene!), uno degli argomenti era il silenzio, il vuoto, come fermare per un attimo la macchina dei pensieri nel nostro cervello. Io non mi aspettavo che si facesse una meditazione e quando la cosa è partita ero un po’ terrorizzata: oddio e adesso??? Abbiamo abbassato le luci, ci siamo messi comodi senza incorciare braccia e gambe, e poi la persona che guidava  ci ha detto di respirare: inspirare ed espirare lentamente fino ad arrivare a pensare solo al nostro respiro.

Cavoli, ho pensato, ma questo è l’esercizio di respirazione che dovrei fare tutti i giorni per il mio corso di apnea! Bene, allora: respirare col diaframma…inspirare mettendoci un sacco di tempo…bene ragazzi, basta. Come basta? Io dovrei andare avanti almeno altri dieci minuti!!! Ma questa è la meditazione? Ma va!

Meditare significa: allenarsi per fare apnea!

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Ospedale

Il pronto soccorso sta diventando la nostra seconda casa. Anche la scorsa settimana abbiamo vinto una nottata all’ospedale. Ci siamo rimasti dalle 21 alle 2,30 del mattino, una buona media.

Non è stata una brutta esperienza, sembrava di essere al bar. Prima abbiamo incontrato un vecchio conoscente di Max: accompagnava la fidanzata che si era slogata la caviglia sul ghiaccio. Poi vediamo arrivare una coppia anziana che vive al quarto piano della nostra casa. Lui soffriva di un attacco di diverticolite. Ne abbiamo subito approfittato per ingannare l’attesa discutendo di temi come: l’utilizzo delle cantine e le spese del riscaldamento.

Finalmente arriva il mio turno. Dopo un primo esame vengo spedita in radiologia. Significa attarversare corridoi poco illuminati, silenziosi e deserti per raggiungere il lato opposto dell’edificio. Mi sembrava di essere la protagonista di un film horror. Il film è diventato una commedia comica quando un attimo prima di attivare i raggi X la dottoressa mi chiede se sono incinta. Al mio sguardo stralunato mi spedisce a fare il test. Di natura ottimista penso che in cinque minuti sarò di ritorno, infatti ci vuole un minuto per fare il test dell urine. Errore. Per darmi l’esito ci mettono più di un’ora, così quando torno in radiologia sono così stanca che quasi mi abbiocco in sala d’aspetto.

Finalmente verso le tre rientriamo a casa. La coppia anziana era ancora là, chissà che ora hanno fatto.

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La sfida

Partire… dipende, se uno ci riesce o non ci riesce.

Noi il 26 dicembre eravamo carichi di buone intenzioni, ma la neve caduta nella notte ci ha consigliato di rimandare. Raggiungiamo il paese di montagna dove abita Poldo il camper solo il 27, ma siamo allegri: le vacanze a zonzo per la Francia sono vicine!

E’ un’allegria che dura solo poche ore: Poldo non parte. La temperatura in quelle valli è scesa a meno dieci e il gasolio si è trasformato in gelatina. Chiamiamo il meccanico che può venire solo lunedì, il 29. Non ci rassegniamo e il giorno dopo tentiamo di far partire il mezzo con tutti i trucchi e i sistemi infallibili che ci vengono in mente. Mancava solo che accendessimo un falò tra le sue ruote. Tutto inutile. In più il tempo sta peggiorando e in serata è prevista neve. Questo significa che anche se si riesce a farlo partire sarà poi impossibile spostarlo per portarlo a valle.

La depressione aleggia sulle nostre teste, io già mi vedo tornare in città a passare un capodanno chiusa in casa.

Lunedì la strada è imbiancata, ma il meccanico riesce ad arrivare. Armato di pistola termica scalda i tubi finché… Poldo parla! Nel frattempo la neve sulla strada si è sciolta e dopo pranzo riusciamo a portarlo in paese dove andiamo a fare rifornimento. E qui ci accorgiamo di un altro problema: Poldo non vede da un’occhio! Abbattuti ci dirigiamo dal meccanico che quando ci vede si mette a ridere.

Sostituito il faro sono ormai le 17. Ci guardiamo negli occhi, incrociamo le dita e mettiamo la prima! Alle 21 siamo in Francia e finalmente è vacanza!

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Viaggiare

E’ Natale, è tempo di regali.

Ed eccomi a girare per la città tra mezzi pubblici strapieni e un’acqua impietosa. Che fatica il Natale! Non vedo l’ora di essere qui sopra e di fuggire per qualche giorno!

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Del vestire

Mai andare a prendersi un paio di pantaloni una volta superati trenta, anzi diciamo: una volta superati i 38.

Entri nel negozio carica di buone speranze e incontri una commessa molto gentile e volenterosa. Ti mostra tutti i modelli presenti in negozio e ti invita a provarli. Cavoli sei lì apposta! Hai dovuto buttare a malincuore gli amati pantaloni invernali e ora non hai scelta: devi comprartene uno o, meglio, due paia. A questo punto lei ti pone la domanda fatale:

“Che taglia porta?”

Bho… 46 per non sbagliare…mannò signora, cosa dice! Vabbè facciamo che le do’ da provare anche la 44 e vediamo quale le sta meglio. E così entri in camerino già un po’ abbattuta perché non conosci le tue misure, o meglio: le ignori volutamente. Non importa, ti dici, adesso mi provo i pantaloni e vedrai come mi staranno bene! Cominci a spogliarti e stai già sudando, indossi il primo paio. Di vita sono larghi. Vita, diciamo di fianchi perché adesso è praticamente impossibile trovare dei pantaloni che arrivino alla pancia. Quasi contenta ti volti verso lo specchio e lì il dramma. Sembri una nana travestita da uomo: bassa, con la vita stretta e un culo enorme. Cerchi di riprenderti dallo schok ed esci dal camerino per mostrare alla commessa che quella è proprio la tua taglia. Ma glielo leggi negli occhi: con quel culo sei fortunata ad avere trovato marito. Consideri rapidamente l’ipotesi di non indossare mai più un paio di pantaloni, ma ti rendi conto che non è possibile. Dovrai arrivare fino in fondo. E il culmine lo tocchi provandoti un paio di pantaloni verde acido, un tocco di originalità che non nasconde nulla, purtroppo.

Tornando a casa mediti su una triste verità: l’era dei pantaloni sta per giungere al termine.

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